LA
PESCA E I PESCATORI
Introduzione
Le barche
Le reti
Tipi di Pesca
Usi e Costumi
La tonnara
Il Museo del Mare
Il Porto
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Vari tipi di pesca
Mentre attendiamo l'ora che le barche scivolino lontano
nell'azzurro, in cerca d'una ricca pescagione, fermiamoci a considerare i diversi ordigni e come vengono adoperati, affinché di ogni tipo di pesca possiamo avere una visione particolare.
Per questo cercheremo di seguire la classificazione che di essi ne fanno i pescatori medesimi, che li distinguono in
"'mpei nichi " e " 'mpei 'ranni " (1), a seconda della quantità di pesce che si può catturare con ognuno
di essi.
"Lenza": può essere senza o con la
"cimedda", canna
da pesca flessibilissima. In questultimo caso è formata da un lungo spago o da una sottile treccia di
"pilu di cavaddu",
cui si aggiunge, in fine, un "filu di Spagna", invisibile ai pesci, che porta un piccolo
"ammaru". Generalmente un pezzettino di piombo, che serve per mandare verso il fondo lo spago, stringe la legatura tra quest'ultimo e il filo di
Spagna, ed un sugherino, postovi quasi a mezzo, gli fa da gavitello: quando il pesce abbocca, il sughero, andando momentaneamente a fondo, ne da il segnale.
"Suvaru" e
"chiummu" non sono però elementi indispensabili nella lenza, in quanto
la pesca di certi pesci richiede espressamente la loro mancanza.
La lenza con la
"cimedda" è adoperata per la cattura di
piccoli pesci che di rado arrivano ai 300 grammi ("pisci di scogghiu").
Senza "cimedda" assume diverse denominazioni, quali
"lenza di spinuli", lunghissima e senza sughero per la cattura di quei pesci,
"paratura" e "andracu", entrambe di filo di
canape o di crini di cui, la prima può catturare da 3 a 4 pesci piccoli in una volta, quanti sono i suoi ami, mentre l'altra è esclusivamente adibita alla pesca del
"toraru". (2)
Metaforicamente si dice "
'ncucciari a unu cu l'amu di pezza", cioè coglierlo quando meno se lo aspetta.
"Friscina" (fiocina): è formata da un'asta di legno terminante con
lancette di ferro (da 3 a 8).
"Coppu": è un ordigno di legno dal lungo manico, cui è fissato un cerchio con una piccola rete a sacco.
Gli ultimi due ordigni descritti sono generalmente gli arnesi del
"purpajolu": servono infatti per la cattura dei polipi e delle seppie.
II "coppu" è usato anche per catturare il pulce di mare e
una specie di gambero fluviatile (3), adoperati come esca assieme alla "trimulina"
(4), che si trova scavando sotto l'alga in riva al mare o in mezzo al
"lippu" (5) degli scogli, donde si fa uscire passandovi sopra la "petra
silestri" (6)
"Manuzza": il "purpajolu" spesso si dedica anche alla pesca dei ricci di mare, che si pratica con la cosiddetta
"manuzza"
(7) o con un'asta alla cui estremità è legato un pezzo, di vecchia rete, nelle cui maglie si costringono gli aculei dei ricci.
"Riizzagghiu" (giacchio): è una rete a campana che per le sue modeste dimensioni si lancia a mano. Il piombo, che tutt'intorno ne delimita là superficie, la porta immediatamente a fondo, di modo che vengono chiusi nel sacco, che la rete viene a formare, tutti i pesci che si trovano in quella determinata zona.
"Palangareddu" e
"palangaru" : detti altrimenti "conzi" (conzo), si differiscono soltanto per la loro lunghezza.
Sono costituiti da un filo di canape lungo sino a 4000, 4500 metri, cui sono sospese delle lenze alla distanza di tre passi circa l'una dall'altra, recanti alla estremità un
grosso amo.
L' esca è costituita da sardine, in pezzi, che vengono chiamati "morsa"
(8). Le due estremità del "palangaru" sono legate ad un sughero rispettivamente.
Con questi ordigni si pesca, sino alla profondità di 200 — 300 passi, il merluzzo o altri pesci delle stesse dimensioni.
I sugheri prendono nome di
"addeddi", le lenze si chiamano
"vrazzola" (9).
"Nassa" (Bertovello) : fatta di giunchi, è formata di tronchi di cono di cui uno estemo, la
"crattà", ed uno
a questa interno la "campa".
I pesci si introducono nella parte interna della "cratta", dove si trova
l' esca, attraverso la "campa", e quando vogliono tornare indietro ne sono impediti dai giunchi flessibilissimi di questa, che, apertisi al loro passaggio, si sono riaccostati.
La "nassa" varia in altezza da cm. 60 a ml. - 1,20 e ha il diametro massimo di 70 - 75 cm.
La pescagione si estrae attraverso un coperchio a grata che ne limita la parte superiore.
Questo ordigno è tenuto sospeso tra la superficie, cui è legato con una cima ad un
"mazzuni" (10), ed il fondo del mare,
dove è ancorata ad una "màzzara" di pietra.
Donde il proverbio;
"Màzzara 'nfunnu,
nassa a menzu funnu
e mazzuni summu"
I pescatori calano le
"nasse", e possono anche tornarsene
a casa, dato che esse non sono altro che delle trappole che aspettano la preda e non se la lasciano sfuggire una volta
catturata.
Da qui il proverbio:
" L'omu dormi e la nassa vigghia".
Ma talvolta i pescatori degli altri
"mpei", di passaggio
dal punto in cui sono calate le "nasse", denunciate dal "mazzuni" o
"addeddu", le tirano, ne tolgono la pescagione e
le rimettono in mare, derubando così il proprietario della "nassa".
Ma guai se questi dovesse scoprire il ladro :
"Nassi:
levi' e passi,
guai si ti 'ngassi " (11)
Con la "nassa" si catturano polipi, murene, aragoste, gamberi ecc.
A proposito un motto dice:
"Tri sunnu li nimici di la nassa :
lu purpu, la murina e l'alausta".
I maschi delle seppie si catturano facilmente usando lo
stratagemma di lasciare, nella " nassa", una femmina: ciò maggiormente in Gennaio, in cui questi molluschi sono in amore :
"'Nta' Jinnaru
sirci a paru"
Per l'abbondanza della pescagione che, si riesce a catturare con poca fatica - pesce pregevolissimo - si suol dire:
"La nassa havi la campa e campa la casa
" (12)
"Angamu": E' la più piccola delle reti a strascico e si
cala a 7 - 8 passi di profondità.
E' unita ad un semicerchio di ferro di circa 4 metri, alle cui estremità è attaccata una
cima per la trazione.
La rete, arando sul tondo, cattura tutti i pesci che incontra. Il semicerchio di ferro serve
affinchè se si trova uno scoglio sui fondo, battendovi contro per primo, dato il suo peso, dia ai pescatori la possibilità di salvare la rete che vi potrebbe
"arruccari" (13).
Con l' "angamu" si lavora di notte, per cui si suol dire
che "l'angamu lu sturiau lu monacu" ... per godersi la moglie del pescatore.
A questo riguardo un proverbio più generale afferma che:
"cu' va a mari pigghia pisci,
cu' sta 'nterra pigghia cosci".
"Ragnu" (cogolaria): è una rete a strascico di media grandezza, che, calata su fondo fangoso, sino a 40 passi, cattura
tutte le varietà di "pisci di funnu" che ivi vivono.
Le maglie del "ragnu" non sono tutte
della stessa larghezza, ma van decrescendo man mano.
"Li stazzi": sono due manubri di legno, di circa 30
cm., per tirare la rete. Ad esse sono legate "li chiari", tocco di rete a maglie larghe, cui seguono
"li cazzariti" e "lu spisseddu", che, come dice il nome, ha maglie alquanto strette.
"Li uli" sono le gole della
"manica", il sacco terminante nel "pizzali" o "puzzali"
(14).
Attorno alle "uli", nella parte superiore, son disposti i
I sugheri che costituiscono "lu summu" o "supracelu" della rete e serve a mantenerne aperta la imboccatura, nella parte opposta sono fissati i piombi che ne costituiscono
"lu cuteddu", così chiamato perché, come un vomere, ara il fondo del mare.
Con questo tipo di rete si va alla pesca verso la mezzanotte o l'una e si fanno tante cale consecutive sino all'alba.
Ai primi chiarori dell'alba i pesci si catturano molto
più abbondantemente che nelle cale precedenti. Tale posta si ritiene fatta a precisa regola d'arte quando il sole sorge
nello stesso momento in cui "li stazzi" emergono dal mare:
"Stazza e suli,
veru arbùri".
La pesca procede in questo modo; si cala in mare la rete,
alle cui "stazzi" sono legati due "calamenti", cime lunghe sino a 300 passi.
La barca si allontana mollando i "calamenti"; quindi si ancora.
Un uomo a poppa ed uno a prua cominciano allora a tirare rapidamente le cime, in modo che i pesci incappino nella rete e vi siano trattenuti dalla velocità di essa.
"Tartagna " o "
tartaruni " (tartannone): è dello stesso
tipo del "ragnu" e serve per la cattura degli stessi pesci.
Sostituendo al "puzzali" "li curuni" si va alla pesca dela "nunnata"
(15).
Nel gergo marinaresco, "calari 'u tartaruni" e "jiri a tartagna cu calamenti
curti" vuol dire rubare.
Sin qui abbiamo parlato di
"'mpei nichi". Passiamo ora a classificare gli " 'mpei 'ranni ".
"Paranza": è come il
"ragnu", ma ha "li vrazza"
(16) più brevi e la "manica" più lunga.
Pesca sino a 200 passi di profondità e supera i 40 metri di lunghezza e i 15 di larghezza.
"Sciabbacuni " (sciabica): è del tipo della precedente, ma molto più grande, essendo lunga 100 passi e profonda
30.
Cala su un fondo di 15-16 passi. Sostituendo del sacco al
"puzzali" si pesca "lu cicireddu" (17).
La pesca con gli ordigni a strascico si pratica sia di giorno che di notte.
"Tratta" : altrove detta
"minaita", è la rete adibita, assieme al "cianciolu", esclusivamente alla pesca delle sardine e delle acciughe. Non è tutta intera, ma è costituita da tanti tocchi uniti tra di loro dalle "
'nfinituri ", appositi canapi, legare i quali si dice "
'nfiniri " o " 'nfruntari " (18).
La "tratta" conta, per dirla con i pescatori, da 36 a 40
"rizzi"; ogni due "rizzi" formano un "pezzu", che misura 18 "menzi canni".
Una
"menza canna" misura quattro "parmi": ad ogni palmo si contano da 17 a 19
"ruppa" o nodi delle maglie,
a seconda della, larghezza di queste. In altezza si contano 900 maglie circa.
La "tratta", calata in mare, senza toccare mai il fondo
vi forma una parete, di cui il bordo inferiore è orlato di "vajani" di piombo, quello superiore di sugheri, affinchè la
rete non si afflosci: allo stesso scopo, delle "calomi" (19) attaccate alle "
'assi
" (20) del bordo " 'nsuvaratu " (21) legano la
"tratta", alla superficie, a dei grossi sugheri che prendono il nome di
"sami'" (in numero di 20).
Le cime delle
due estremità della rete si chiamano "calomi di testa" ed
"orzi" i gavitelli cui sono legate.
I pesci che incappano nelle maglie dalla
"tratta" ("ammagghianu"), vi restano presi per gli opercoli delle branchie.
Con la "tratta"
"li posti" si fanno una dopo l'altra,
ma in determinati momenti indicati dall' apparire delle diverse stelle che influenzano benevolmente la pesca: la
"puddara",
la "sutta-puddara", "li du' guardiani e lu triali",
"li du' scurmara" , "li du' sóru", "li du'
varrili" , "la stidda di jornu" (22).
A proposito dell'influsso del
"triali";sui pesci si suol
dire :
"Quannu affaccia lu triali
àddìsìati la trattà à mari ".
A "tratta" si va di notte; di giorno si va soltanto nel
periodo della Quaresima.
"Schitti " (seritti): dello, stesso tipo della "tratta".
E' senza "sami", lunga da 36 a 40 "rizzi" ed ha maglie più larghe, contando da 10 a 11
"ruppa" ogni palmo. In altezza
ha 375 maglie.
Questa rete si può usare anche
"a la 'mposta" , si cala
cioè la mattina e si tira la sera: in questo caso viene ancorata al fondo con tante
"màzzare" quanti sono i "pezzi" che la compongono.
Questa rete è adibita alla pesca degli sgombri e di altri
pesci delle stesse dimensioni.
"Li schitti a menza
manata", cioè a dire con 185-190 maglie in altezza, si usano a "vuliari": mentre dalla poppa un
pescatore va calando la rete, un altro getta ripetutamente in mare una grossa pietra legata ad una cima, in modo che i pesci, fuggendo, restino presi nelle maglie.
"Alacciara": è come la precedente ma di dimensioni uguali a quelle della "tratta". In ogni palmo si contano 12
"ruppa", in altezza 400 maglie. Come indica il nome è usata per la pesca delle
alacce.
"Robbastina": dello stesso, tipo
delle precedenti, ha ogni "coscia", o lato formato da 9 "pezzi", cui segue la
"fonti". Ad ogni palmo, 19
"ruppa".
Questa rete è adoperata per la pesca delle "avugghi" e dei
"rininuna" (23) , quest'ultimi detti anche "ancileddi" per essere volanti: appunto per questo il bordo superiore della rete resta a fior d'acqua.
Questo tipo di pesca si
pratica di giorno e solo nei mesi di Settembre e Ottobre. Per questo,si dice che
"li rininuna e l' avugghi
longhi li fannu fari li baragghi " (24).
"Palamitara": come la
"tratta", di cui ha la lunghezza;
ha, in altezza 250 maglie distribuite a 6 ogni palmo.
Non ha i "sami", poiché i sugheri si tengono a fil d'acqua. Come indica il nome è adibita alla pesca delle palamite
(25).
"Cianciolu" o
"cinciolu " (26): è la più grande rete del tipo avanti descritto, per la pesca delle sardine e delle
acciughe.
E' però tutta un pezzo, è lunga da 120 a 180 passi e conta in altezza da 3000 a 4500 maglie distribuite da 24 a
26 ogni palmo.
Tra i piombi sono distribuiti degli anelli, attraverso cui scorre un cànapo
("fuetti"), che serve a stringere l'orlo inferiore del "cianciolu" quando si procede all'operazione di pesca. La quale si effettua nel seguente modo:
una "lancitedda" tiene a bordo la "lampara" accesa, la cui luce attira i pesci che cominciano a brulicare sotto di essa.
Non appena nota "lu rastu" (27), il pescatore addetto alla
"lampara" suona la "brogna" (28) e i compagni, che con la barca stanno ad una certa distanza, cominciano a calare la rete mentre
la barca, correndo, l' annoda in un perfettissimo cerchio, al cui centro sta la
"lampara", nello stesso tempo che si "cinci" si tirano con una certa sveltezza
"li fuetti", in modo
che i piombi si raccolgano tutti al centro" della rete: indi vengono tratti sulla barca,
cosicché il "cinciolu" viene a formare una conca, delimitata alla
superficie dai sugheri e dai lati brevi della rete.
I pesci così prigionieri vengono tolti a poco a poco e tratti in barca per mezzo di un
"coppu".
Scherzosamente, quando si pescano poche sardine, i pescatori dicono:
"Com' arricchemu l'annata
d' avannu !
Li sardi sunnu 'rossi e vannu 'nfunnu...",
attribuiscono cioè alla loro grossezza l'impossibilità di
salire alla giusta, altezza perché vengano catturate.
Per la ricchezza della pescagione che col
"cinciolu" si può catturare più che con le altre reti, si suol dire:
"La paranza — inchi la panza,
lu cianciolu — inchi lu bigghiolu " (29).
La pesca delle sardine ha costituito in tutti i tempi
una grandissima fonte di guadagno per i nostri pescatori.
Il mese più propizio per essa è Aprile, ed in quel mese si procede alla salagione:
"Aprili
sardi a varrili".
Quando le sardine sono molto grosse si dice
"pigghiari sardi comu li
parati".
Talvolta si pesca, invece la
"sardedda", sardine piccolissime;
e chi tra i "riàtteri" (30) hà interesse a vendere le "vopi"
(31) grida:
"'Un manciati sàrdéddà chì c'è rrina,
manciati vopi e ci affangati l'ugnia " (32).
La pioggia influenza bene la pesca delle sardine, come
dice il provèrbio, che però si affretta ad aggiungere che
non tutte le barche hanno la stessa fortuna:
"Acqua di celu e sardi a la magghia
e cu' l'havi si li smagghia (33) ".
La luna, in una sua fase, è propizia anch' essa a questo genere di pesca:
"Luna a varca,
sardi a varcata " (34).
Per la pesca delle acciughe buon segno sono le
"biliddi" (35)
"Quannu ci su li biliddi mari mari,
signu ch'anciovi c'è di pigghiari"
Di buon augurio è l'abbaiare dei cani:
"Li cani abbaìanu,
li sardi ammagghianu".
Ad esprimere poi come difficile sia la vita del
"sardaloru" che per
guadagnare, appena di che vivere mette quotidianamente in pericolo la propria esistenza (e noteremo in alcuni canti appunto il suo pessimismo), si suol dire:
"Quantu va' 'na testa di sarda
'un ci va' la vita d'un omu !"
Prima che le reti si mettano in mare per la prima volta,
vengono tinte con una soluzione bollente di "zappinu", polvere ottenuta dalla corteccia del pino, affinchè siano più resistenti
all' acquasalata.
I pescatori hanno un magazzino, di regola di proprietà comune, con al centro una grandissima caldaia adibita a questo scopo; tutto il
magazzino prende il nome di "quarara" (36).
Mentre si tingono le reti vi si spruzza sopra del sale
contro la jettatura. Del sale si getta anche sui presenti ritenuti poco credenti.
Alla "quarara", quando si tingono le reti, si tiene un piccolo, banchetto rallegrato da molto vino.

Note:
(1)
- Impieghi piccoli e grandi.
(2)
- Loiaro (todaro des sagittatus).
(3)
- Asiacus fluviatilis.
(4)
- Scolopentra
(5)
- Muschio
(6)
- Pietra celeste: solfato di rame
(7)
- Specie di Tridente che ha la forma di una mano che si sta per chiudere
(8)
- Forse dal francese "amorce" (lat. admorsus)
(9)
- Bracciuoli
(10)
- Gavitello di sughero
(11)
- Gassa è qualsiasi occhio formato con una cima. "'Ngassarisi"
vale lasciarsi cogliere al laccio, farsi sorprendere.
(12)
- Nota la paronomasia
(13)
- Restare impigliata in una roccia
(14)
- Da pozzo
(15)
- Pesci neonati
(16)
- Lati
(17)
- Cicirello (ammonite tobiano)
(18)
- Mettere a fronte, accoppiare
(19)
- Brevi e robuste cime
(20)
- Gasse
(21)
- Con i sugheri
(22)
- La "puddara"'e il "triali" si identificano con le plejadi, la'"stidda di jornu" con Espero. Quanto alle altre non so precisamente a quali nomi corrispondano
(23)
- Aghi marini (elox helone) ed esoceti (esocetus)
(24)
- Sbadigli di attesa
(25)
- Scomber pelamis
(26)
- Da cingere
(27)
- Indizio di pesca e gli stessi pesci
(28)
- Focus buccinalis
(29) -
Bugliolo, recipiente di legno
(30) -
Pescivendolo
(31) -
Boga (sparus boops)
(32) -
"Affangari" vale conficcare nel fango: espressivo a denotare la
grassezza delle boghe
(33) -
Nota la paranomasia "magghia - smagghia". VARIANTE DEL PROVERBIO "ACQUA
DI CELU E SARDI A MARI", RIPORTATO DA S. LO PRESTI: LA PESCA E I
PESCATORI NEL GOLFO DI CATANIA, NE "IL FOLKLORE ITALIANO, CATANIA 1934,
pag. 100.
(34) -
Nota la paranomasia
(35) -
Pianta marina di cui non ho potuto individuare il nome italiano e
scientifico. Ha la forma di una barchetta a vela (donde il nome; "biliddi
= viliddi", piccole vele) e vaga alla superficie del mare da Aprile a
Giugno
(36) - Per
sineddoche
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Informazioni su questa sezione del sito::
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Testi da: Folklore dei pescatori della provincia di Trapani. del Prof. Francesco Leone (Tesi del 1949 - 50)
Realizzazione
Elimo's Valley
Aggiornamento:
23/05/2004
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I Pesci::
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Pescosissimo è il mare della provincia di Trapani, la quale
conta marine come Mazara del Vallo, una delle più importanti
marine pescherecce della nostra penisola, Castellammare del
Golfo (il cui tratto di mare, sino a Capo S. Vito, fu chiamato
appunto Cetaria dai Greci e dai Romani), Marettimo, che,
piccolo scoglio di appena 1300 anime, conta più di 35
motopescherecci.
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Nomi dei Pesci::
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Accella Accella,
mollusco bivalve che vive tra la sabbia, nel mare, e si prende
facilmente con le mani scavando.
Accetta
(pisci) pesce
accetta
Addottu (Laemargus
brevipinna)
Addu
(pisci) Pesce
San Pietro (Zeus faber)
Adduffu Pteridium
armatum
Aiula Mormora
(pagellus mormyrus)
Alaccia Laccia
(cheppia)
Alalonga Lamia
(scomber alalonga)
Alausta Aragosta
(aliusta)
Allittratu Carcana
(thynnus tunnina). "Allittratu" vuol dire letterato,
che ha studiato: "Chiddu è allittratu ! Mai squatru
è !" si dice scherzosamente
Aloca Locca
(corvina nigra)
Aluzzu Luccio
(esox sphyrena)
Ammaru Gambero
(cancer camarus). "Gangareddu è il diminutivo: "Un
pigghiari mancu un gangareddu pi la atta" vuol dire non
pescar nulla
Ancidda
Anguilla (murena anguilla)
"Essiri svertu comu n'ancidda"
"Sfilittari comu un'ancidda" suggire con molta
destrezza.
Ancileddu
detto anche "rininuni" Esoceto (esocetus)
"Essiri senza mirudda comu li rininuna" aver poco
senno
Anciova
Acciuga (clupea encrassicolus)
Anciovu
(pisci)
Pesce bove (heptanchus cinereus)
Aricciolu
Leccia (scomber ancia)
Il proverbio consiglia: "testa d'aluzzu e cura d'aricciolu"
Atta
(pisci)
Chimera (chimaera monstruosa)
Avugghia
Ago marino (elox helons)
Baddottula
motella tricirrata
Bisu
Palamido, simile al tonno, ma di modeste dimensioni
Brugghiu
o bugghiu, pesce poco apprezzato. La spina del brugghiu, di
regola velenosissima, è miracolosa, quando il pesce sia
pescato il Giovedì Santo o, secondo altri, il primo Venerdì
di Marzo. Basta pungere con essa la parte malata perchè la
sofferenza scompaia.
Bustinami
Categoria di pesci di poco pregio, cui appartengono la
"picara", il "palummu", "lo squatru",
"il cazzuni", etc.
Calamaru
calamaricchiu - calamaio, totano (loligo sagittata)
Cappuccinu
Aquila di mare (myliobatis aquila)
Capuni
Pesce cappone, ippuro (coryphaena hippurus)
Carrabbineri
(pisci)
Catanaci
Piccole boghe. Si pescano "a la mposta", per cui
metaforicamente si dice:
"mettiri quattru rizzi a catanaci", che vuol dire
andare a coricarsi
Cavadduzzu
di mari
Ippocampo, cavalluccio marino (hippocampus guttulatus;
hippocampus brevirostris)
Cazzuni
Cernia
Orfo (perca cerna; sparus orphus)
Cicala
Sorta poco pregevole di gambero
Cicireddu
Cicirello (ammonite tobiano) scherzosamente:
"Matri ch'è beddu, matri ch'è beddu !
Ficimu 'na cala a lu cicireddu !"
Cipudda
Scorpena rossa (scorpaena scrofa)
Coccia
Urascopo, pesce prete (urascopus scabes)
Cocciu
Gallinella (trigla corax)
Corvu
di mari
Rondine di mare (dactylopterus volitans)
Crozza
(pisci)
Gruccia (sphyrna tudes)
Curinedda
Pesce argentino (argentina sphyraena)
Dentici
Dentice (sparus dentex)
Diavulicchiu
di mari
Diavolo di mare (spinax niger)
Faciana
Pertone (tighia cuculus)
Faeddu
purpu - varietà di polipo
Fera
delfino - "Essiri 'na fera" (in qualche cosa):
saperla fare particolarmente bene
Ficu
pesce fico
Ficu
r'Innia (pisci)
Echinorhinus spinosus
Friagghia,
friagghiedda
Fragaglia, miscuglio di pesciolini di tipo alquanto diverso,
che per essere troppo piccoli possono essere usati solo per
frittura. Il nome mi sembra quindi derivato da "friiri",
friggere. A proposito, un detto proverbiale:
"Ci rissi la paredda a la rarigghia
Tu manci pisci bboni e jeu la friagghia"
Granciu,
ranciu
Granchio. "Ranciuliari":
sfiorare con le dita come per graffiare, solleticare. "Essiri
comu un granciu di luna": debole, poichè si dice che la
luna eserciti una influenza negativa sui granchi. "Essiri
tuttu vucca comu li 'ranci": millantare
Lamia
Lamia (squalus carcharius)
"Vucca di lamia": bocca larga e per matafora
sparliere
Lappana
Tordo (cabrus), di molte varietà.
Il dispregiativo "lappanazza", si adopera quale
predicato di mano o piedi molto larghi ed in genere di
qualsiasi cosa deforme, molle e schiacciata
Lèfanu
sorta di aragosta
"A menza carni, comu lu lefanu": nè troppo nè
poco, ed in genere con un certo equilibrio tra gli opposti
Linguata
sogliola (pleuronectes solea). Varie specie.
Luvaru
pagello (sparus erithrinus)
Majulinu
(purpu)
varietà di polipo pescato specialmente a Maggio (donde il
nome): è molto apprezzato.
Marteddu
(pisci)
pesce martello (sphyrna zygaena).
Mangiaracina
sarpa maschio (sparus cantharis)
Masculuni
il maschio della "spicara" (smaris chryselis).
"Strigghiu comu un masculuni": molto magro.
Minnula
menula (sparus maena). E' molto buona salata e seccata al
sole.
Mirruzzu
merluzzo (gadus merluccius).
La pesca ne è abbondante specie in Gennaio, per cui si dice:
"A Gennaiu li mirruzzi 'attianu": cioè si uniscono
a gruppi come i gatti.
Muggiuni
ghiozzo (gobius paganellus)
Mulettu
Cefalo (mugil chephallus)
Munacedda
castagnola (cromis castanea). Ne è una varietà la "munacedda
pascuzza"; altra varietà, la "munacedda russa"
(apogon imberbis).
"Comu 'na munacedda pascuzza": molto obeso. Se
qualcuno stuzzica un individuo più forte, si dice: "La
munacedda punci lu scorfanu": il vaso di coccio vuole
cozzare contro quello di ferro.
"Murina" - Murena
Murena (Muraena helena).
"Arritirarisi lu coddu comu la murina": fare spallucce.
"Mussu di porcu" - Pesce muso di porco
Coricus rostratus
Mustia
Nunnata
Pesci neonati
"Occhiu-beddu"
Dentex macrophtalmus
"Occhi-rossi" - Sgombro occhi grossi
scomber colias
"Ogghiu-a-mmari" - Medusa
medusa marsupialis
"Palamitu" - Palamita
scomber pelamis
"Palummu" - Palombo
mustelus plebeius
"Patedda" - Patella
lepas - "Essiri affunciatu comu 'na patedda": attaccarsi con
le labbra, lungamente, a qualche cosa; bere a lungo; baciare
voluttuosamente.
"Pau (m.), pavunissa (f.)" -Pavone, tordo
labrus varius
"Pettini" - Pesce pettine
clenius ocellarius
"Pìcara" - Razza
raia - diversi tipi - "Lariu comu 'na picara": alquanto brutto
"Piscatrici" - Pesce rospo
Lophius piscatorius - "Tuttu vucca comu la piscatrici": bocca
larga, parolaio.
"Piscispada" - Pesce spada
xifias gladius
"Porcu (pisci)" - Balista, pesce porco
baliste capriscus
"Praiu" - Pagro
pagrus vulgaris
"Precchia" - Sciarrano
serranus scriba
"Purpu" - Polipo
octopus vulgaris
"Senza sangu comu lu purpu": vigliacco.
"Tuttu testa comu lu purpu": testa grossa.
"Vucca modda comu lu purpu": dal parlare lento e con voce
effeminata.
"Rizzu" - Riccio di mare
eschinus esculentus
Si dice:
"Rizzi, pateddi e granci,
spenni assai e nenti manci".
Ciò per la loro poca consistenza quanto a polpa.
"'Runcu" - Groco
goncer
"Saracu" - Sarago
sparus sargo - Ne è una varietà il "saracu di portu", sarago
imperiale.
"Sarda" - Sardina
clupea sprattus - Per dire che tutto procede secondo il
solito:
"- Chi si rici ?
- La sarda si mancia l'alici ..."
Scherzosamente:
"Occhiu vivu ... comu li sardi salati !" o:
" ... comu li sardi di quaranta jorna !"
"Sarpa"
vedi manciaracina
"Sauru" - Sauro
trachurus trachurus
"Sceccu (pisci)" - Cefalottero
cephaloptera edentula
"Scorfanu , scrofanu" Scorfano
scorphaena scombrus
"Scurmu" - Sgombro
scomber scombrus
"Serra" - Pesce sega
"Signurinedda"
"Sircia" - Seppia
sepia officinalis
"Sirrania"
"Sparagghiuni" - Sparo
sparus saxatilis
E' detto anche "annetta lenzi" perchè essendo molto piccolo,
difficilmente si fa pescare.
"Ammagghiaru li sparagghiuna !": metaforicamente si dice a
significare che, chi si sentiva tropo scaltro, si è lasciato
prendere in giro.
"Spicara" - Zerla
smaris gagarella
"Spinotta" - Spinola
perca puntata
"Squatru (pisci)" - Squadro
squalus squatina.
La sua pelle disseccata, ha le applicazioni della tela
smeriglio.
"Testa di squatru": testa deforme.
"Stidda di mari" - Stella di mare
asteria rubens
"Sturiuni" - Storione
arcipenser sturis
"Taddarita" - Miliobate
myliobatis bovina
"Tenchia" - Tinca
tina vulgaris
"Tiru"
saurus fasciatus
"Ucchiata" - occhiata
raia oculata
"Toraru" - Lotaro
todaro des sagittatus
"Tracchiu" - Cefalo musino
mugil saliens
"Tracina" - Ragana o tragina
callyonimus dracunculus
"Tremula" - Torpedine
Un detto proverbiale, a significare metaforicamente che la
tempesta è passata e la situazione difficile è stata superata:
"Ci rissi la tremula a lu brugghiu:
- Arba e fà la marina comu l'ogghiu."
"Trigghia" - Triglia
mullus barbatus
La triglia è molto buona e grassa in Gennaio:
"La trigghia di Jinnaru 'ngrascia lu tianu".
"Trota" - Trota
salmo fario
"Tunnu" - Tonno
scomber tinnus
La carne del tonno è detta "tunnina", "surra la ventresca.
Per dire che ogni cosa capita a suo tempo:
"Pi San Giuvanni si mancia la surra,
quannu lu piru è maturu cari 'nterra".
"Urata" - Orata
Zeus faber
"Ummirina" - Ombrina
sciena umbra
"Ummirina": donna molto leggera.
"Vacca (pisci)" - Capo piatto
hexanchus griseus
"Varvitta" - Barbio
barbus plebeius
"Vavusa" - Blennio
"Viola"
"signurinedda"
"Vopa" - Boga
sparus boops
Il proverbio consiglia:
"Vopa di marzu e trigghia di Jinnaru".
"Aviri vopi di spatacchiari" vale aver guai, metafora derivata
dal fatto che si dura molta fatica a togliere le boghe di tra
le maglie della rete.
A significare poi che tra le cose buone ci sono le cattive e
che bisogna prendere la vita come viene, proprio come si fa
con la pesca (chè non si sa che pesci si piglia), si dice:
"'Nmenzu li vopi ci sù li spicareddi,
chiddi masculi e chiddi fimmineddi".
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