Folklore dei pescatori della provincia di Trapani

LA PESCA E I PESCATORI

Introduzione
Le barche

Le reti
Tipi di Pesca

Usi e Costumi
La tonnara


Il Museo del Mare
Il Porto
 

 







Le tonnare

Tonnara di ScopelloI preparativi per la tonnara cominciano al primi di Marzo.  
Allora "lu bagghiu" o "mafaraticu", grandissimo magazzino dove si conservano àncore, reti, sugheri e barche si anima degli ordini del "rais" e del lavoro dei "tunnaroti".
La mattina, al primo albeggiare il pescatore di guardia da la sveglia alla ciurma con un monotono incitamento, di cui scandisce lentamente le sillabe:

"Oh, susemuni! oh, susemuni!
O vi susiti o 'un vi susiti
sempri susiri v'aviti...
Oh, susemuni! oh, susemuni ! "

E il lavoro comincia...

La prima operazione che bisogna fare per calare la tonnara è quella di stendere il "cruciatu", cioè a dire lo scheletro della tonnara medesima, fatto di grossi canapi tenuti a galla da numerosi sugheri ("cirasi"): a quésti canapi verranno poi legate le diverse camere di cui è costituito l'ordigno.
Il "cruciatu" si getta, nelle diverse tonnare della provincia, dal 15 al 20 Aprile, ma prima che si possa calare la tonnara bisogna aspettare la "rema" favorevole.
Ogni giorno, e più volte al giorno, il "rais" va ad "agguatari" la corrente, che è favorevole quando procede nel senso della lunghezza del "cruciatu". Queste osservazioni si fanno gettando in mare del terriccio bianco, che lentamente va a fondo seguendo la direzione della corrente e che, per il suo colore, è visibile per qualche tempo.

Con più esattezza però si determina ii sanso della "rema" calando in mare un "canali" o "ciaramida" (1) legato ad un lunghissimo spago sospeso ad un sughero; quando il tratto di spago che resta tra il sughero e la barca assume la direziono del "cruciatu", allora "la rema è giusta".
Solamente a questa condizione si può calare la tonnara, che altrimenti riuscirebbe; impossibile e si esporrebbero a gravissimi danni le attrezzature. 
Prima però che si trovi la corrente esatta passano giorni e giorni e talvolta intere settimane di attesa.

Frattanto le reti che costituiscono le varie camere del labirinto della tonnara, "ammasate" sulle barche, aspettano il segnale per raggiungere il luogo del "cruciatu".
Le reti si "ammasanu" tra canti e grida e invocazioni a Dio e ai Santi.
Sulla barca stanno una quindicina di uomini e tirano su le reti con l' aiuto d' una diecina di pescatori addetti a "lu chiummu" e di altrettanti a "lu summu", mentre altri pochi stanno ad "allestiri" o "spatacchiari"(2) la rete.

Perche il lavoro riesca molto più agevole e spedito, il movimento di tutte quelle braccia è accordato al ritmo di una "cialoma", canto tipico dei tonnaroti, eseguito dal capo-coro (che lavora sulla barca), cui risponde, col ritornello, tutta la ciurma.
Quando la rete viene su leggera, allora anche il canto si snellisce, trascinando nel suo ritmo il veloce articolarsi delle mani :

(Coro) " E lina lina e lina lina
chi beddi capiddi teni
'a signurina.
(Coro) E lina lina e lina lina
chi bedda frunti teni
'a signurina.",

Nel canto il capo - coro descrive minutamente la "signurina" trovandola bella in tutti i suoi particolari; poi la sua inventiva va oltre ed egli le attribuisce gli stati d'animo più diversi:

" E lina lina e lina lina
si voli maritari
a signurina..."

Poi scherzosamente la regala ad uno della ciurma:

" E lina lina e lina lina
e ci la ramu a Peppi (3).
'a signurina."

Frattanto la rete diventa più pesante ed il ritmo precedente si fa insostenibile. Allora il capo-coro cambia "cialoma".

(Capo - coro) " Aimola aimola
aimola e bellu bellu
(Coro) aimola aimola (4)
(Capo - coro) Aimoia aimola
San Giuseppi vicchiarellu
(Coro) Aimoia aimola
Porta' l' ascia e lu scalpellu,
'mbrazza porta a Gesù' bellu.
Gesù bellu, Gesù biatu,
Corpu Santu 'loriatù,
Corpu santu sarvaturi
E criasti luna e suli
E criasti tanta genti.
Virgini santa parturenti:
Parturiu 'sta 'ran Signura.
L'unu e l'autru pocu dura.
Unu e l ' autru pocu durati,
E Rigina 'ncurunata
E rigina di lu munnu.
Torna chiaru, lu bongiornu.
E lu jornu comu avemu,
Comu avemu ricivuto.
E la Pasqua e lu Natali
E li festi principali
E li , festi biniritti
Di Roma foru scritti.
E di Roma Santitati.
Nostru Diu, n'ajutati
A purtaricci 'nsarvamentu,
Bunazza di mari e 'mpuppa di ventu,
Bellu portu sutta ventu
Pi putiri ancurari.
E amola e passa Ciufia.
La 'ran sicca è Bonagia.
Bonagia la so' Rana (5),
San Cusimanu cu tanti patruna,
San Giulianu carrìa cantuna.
E di Trapani Culummara (6),
Firimmicula terra chiana (7),
E di Lèvanzu duana (8),
La 'ran cala di Favignana,
E la sicca di Marsala.
A Marsala bistimiatura,
a Mazzara piscatura,
Sciacca bacareddi e bacaruna.
Tunnara nova di Siculiana:
Cani corsi su lu patruna.
E amola e vai avanti
E amola e bellu bellu,
San Giuseppi vicchiarellu...(9)

E la "cialoma" riprende e continua. 
A Castellammare del Golfo ad ogni, camera che si "ammasa" si canta la invocazione :

" Beddamatri di la Scala,
Quattrumila tunni nna 'sta tunnara.
E chiamamu sempri lu nnumu di Gesù !
"
E la ciurma a coro:
" Gesù, Gesù, Gesù ! "

In tutte le tonnare, non appena la rete è in barca, tutti i pescatori si scoprono piamente come dinanzi ad una cosa sacra.
Non appena si determinano le condizioni favorevoli per calare la tonnara, la "muciara" del "rais" , il quale si trova ad "agguaitari" la corrente, si sposta verso levante: a questo segnale la ciurma, a terra, leva le tende che coprono le barche su cui son preparate le reti, e attende. 
Il "rais" si sposta verso ponente ed innalza su un remo una giacca, un cappotto o il primo straccio che gli capita sottomano: è il segnale desiderato. 
I pescatori, che prima trattenevano il respiro e fissavano lontano lo sguardo ansioso, gridano all' impazzata invocando tutti i Santi, mentre spingono velocemente in mare le barche; e le campane allegramente si associano al giubilo della ciurma.

Arrivati sul posto del "cruciatu" si comincia a calare la rete della tonnara con le sue varie camere.
Si calano prima "li setti pizzudda" (10), poi la "bastarda", "lu picciulu", "lu bastardu" , "l'urdunaru", "lu spicu", "la vucca di lu spicu", "la suttana", "porta chiara", "lu 'ranni", "scola 'ngòita", altre 30-32 "scoli" ed infine "la cura", che si attacca al pedale, e qualche volta;"lu rivotu".
Ad ogni camera che si cala quasi in tutte le tonnare i pescatori ricevono da un quarto a mezzo litro di vino.

Le barche della tonnara assumono denominazioni diverse, specialmente a seconda del posto in cui prestano servizio: alcune prendono quindi il "nome delle camere presso cui sono ormeggiate.
Abbiamo :
"Vasceddu di trasiri", "vasceddu di riserva", "palascarmu", "sciabica", "sciabbicotta", "muciara di lu rais" , "porta chiara", "bastarda", "urdunaru", "pitacchia", "caiccu di straportu", "caiccu palascarmeri".

La gerarchla dei "tunnaroti" è così suddivisa:
"rais", "sutta-rais", "capu bastarderi", "capu-guardia", "capu-muciaredda", "capu-urdunaru", "cabannisti" (11), "li sei ch'agguardanu" (12), "faratichi". 
Inoltre abbiamo "lu bagghieri" e "lu maestru di casa" o "calafataru".
A mandrie i tonni entrano nelle camere della tonnara, che, una ad una, vengono richiuse dietro di loro, mentre quelle precedenti vengono riaperte in attesa di altri tonni. Così , non trovando altre vie libere, i tonni procedono sempre avanti, sino alla cosiddetta "camera della morte".
Questa è montata ad una leva, con cui viene tirata alla superficie per essere svuotata della pescagione.

Per tirare la leva i pescatori fanno forza sull'"urdunaru", cantando:

(Capo - coro) Oèh lu corpu ! (13)
(Coro) Jà-zzò
(Capo - coro) San Cristofuru
Jàzzò
Longu e grossu
e purtavà
Gèsu addossu.
Gesu bellu,
Bona vintura.
Unu e l'avutru
pocu dura.

Quando il peso della leva si fa più leggero, allora il capo-coro cambia "cìaloma" e comincia a mettere in berlina tutta la gerarchia dei "tunnaroti " :

(Capo - coro) " E lu raisi cu li ciuri
(Coro) A la mo a, la mo
Lu muciaru gran latruni,
S'ammuccia lu pisci sutta lu bagnuni;
Capu-guardia cumannaturi
E faraticu massaruni;
Lu bagghieri 'ran 'nfamuni
Va a rapporta a lu patruni
Lu spinzeri mmiriacuni
Metti acqua 'mpalisi e ammucciuni...

La mattanza dei tonniII mare spumeggia sotto i tremendi colpi delle possenti code dei tonni che inferociti si sentono trascinar fuori del loro indispensabile elemento. La mattanza dei tonni E rosseggiano di sangue le onde, mentre cento braccia si affaticano nella "mattanza" o uccisione dei tonni, che uno ad uno vengono tratti sulle barche.

Il guadagno del tonnaroto varia, da 500 a 600 lire al giorno; inoltre egli riceve da 30 a 40 lire ogni tonno catturato: il triplo di questo premio spetta invece al "rais", il doppio al "sutta-rais", al "calafataru" e al "bagghieri", una volta e mezza tanto al "capu-bastarderi".

Anche i tonnaroti sentono il bisogno di rivolgere spesso le loro preghiere a Dio e ai Santi. 
Ogni volta che lasciano la riva ed ogni volta che si accingono a farvi ritorno recitano una infinità di orazioni. Ed ogni mattina vanno a dare il "bonghiornu, Santu ! " al loro protettore di cui un'immagine è tenuta sul luogo della tonnara.

Tonnara di Castellammare del GolfoII primo tonno è regalato spesso ai protettore della tonnara.
A Castellammare del Golfo il primo tonno vien messo, ornato di qualche fiore, su di un carrettino, cui si fa fare il giro delle vie principali, preceduto da un assordante tamburo; indi si porta al mercato, ed il ricavato della vendita viene offerto alla Madonna del Soccorso.

In nessuna tonnara si ha più ricordo dell'usanza cui accennava il Pitrè (14) a proposito di scarsa pescagione: riportiamo a titolo di curiosità le sue parole;

"Non è detto però che la pesca debba andar bene e facile.
Spesso bisogna attendere lunghi giorni prima che la camera della morte riceva i desiderati ospiti. E però quando i tonni non si avanzano (nun muntanu), i marinai immollano la effiggie di un Santo; in Favignana, p.e. il quadro di S.Francesco di Paola, e lo minacciano di un tuffo nell'acqua; anzi vanno tuffando a poco a poco e ripetendo più volte: Ah ca vi bbuddamu! .. .Ah ca vibbuddamu! (ah che vi tuffiamo) finché lo bbuddano davvero: poi lo portano fuori con loro, e nol riconducono al suo posto finché i tonni non, passino
."

Una volta terminata la pesca dei tonni, le barche si riconducono alla riva e, nel tirarle in secco, si canta, oltre alle precedenti, le seguenti "cialome":

(Coro) " E sagghiala sa'
e sagghiala sa'

(Capo-coro) Chi beddi capiddi teni
(Coro) 'a figghia 'i 'u capita' "

seguitando, come per "Lina lina" a descrivere la figlia del capitano in tutte le parti del corpo.

(Coro) "E 'nfuncia ca t' 'a 'nfuncia
e 'nfuncia ca t' 'a ' nfuncia

(Capo-coro) Viremu a cu'ci'a ramu
(Coro) 'sta 'ran funcia...
(Capo-coro) E ci la ramu a xxxxx .
(Coro) 'sta'ran funcia !

E si tirano in ballo i nomi di tutti quanti i pescatori, non escluso il "rais" e persino i curiosi che li stanno ad osservare.

Parlando di tonnare e di tonni, il Polizzi (15) afferma: "Antichissima ne' mari della nostra Provincia dee giudicarsene la pesca, avendo i Greci e i Romani lasciato il nome di Cetaria al tratto di spiaggia che va da Segesta a Capo S.Vito." E prosegue: "La tonnara di Favignana e quella di Formica sua vicina non sono mai scadute dell'antica importanza...."
"Alcune iscrizioni poste nel locale dell' amministrazione segnano ai posteri curiosi i fasti di questa pesca. Una prima iscrizione (collocata sulla porta della chiesa) suona così: 
Deo facente ac beata Vergine intercedente
Tynnaria ista interfectis 4175 Tynnis
Operariis vantagium dedit noc anno 1771.
Un'altra sul muro esterno della casa ci ricorda che nel 1853, Amministratore lo stesso Florio, si uccisero 6828 tonni; una terza che al 1859 se ne uccisero 10159; un'ultima che al 1865 se ne pescarono la enorme cifra di 14020, una vera ricchezza industriale.
Se la storia dell' industria, dovesse un giorno pareggiare d'importanza la storia delle grandi guerre che hanno a volte spopolato e spopolano le nazioni, meriterebbero a Favignana degli archi trionfali i Rais Antonino e Michele Casubolo che operarono quei prodigi, facendo rosseggiare il mare delle isole Egadi del sangue di tante vittime: quel mare stesso che il console, romano Lutazio Catulo ebbe fatto rosseggiare del sangue dei marinai cartaginesi nella famosa battaglia navale che chiuse la I guerra punica.. Ma agli eroi del lavoro non s'alzano ne la colonna rostrata di Duilio, ne l'arco di Vespasiano.
".

Note 

- (1)  Tegola di terracotta

- (2) Scioglierla

- (3) Naturalmente il nome si cambia a volontà.

- (4) La ripetizione di "aimola aimola" del coro e del capo-coro si ha soltanto a Favignana. Le altre tonnare hanno semplicemente:
(Capo — coro) " E amola e bellu bellu
(Coro) E amola e amo'
(Capo - coro) San Giuseppi vicchiarellu
(Coro) E amola e amo'"
Anche il motivo ne è quindi semplificato.

- (5) Un segnale a terra su cui si regolano i pescatori

- (6) La Colombaia, isoletta quasi attaccata a Trapani, adibita a carcere

- (7) L' isoletta di Formica

- (8) Dogana

- (9) Moltissimi di questi versi sono nella cialoma riportata dal Pitrè in La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano. Palermo,1913» vol.XXV, pag.lll

- (10) Piccole camere

- (11) Che stanno di guardia alle porte

- (12) Tre a "porta chiara" e tre alla "bastarda"

- (13) La leva

- (14) Op. cit., pag 109.

- (15) Op. cit., pag. 61.


:: Informazioni su questa sezione del sito::

Testi da: Folklore dei pescatori della provincia di Trapani. del Prof. Francesco Leone (Tesi del 1949 - 50)

Realizzazione Elimo's Valley

Aggiornamento:

23/05/2004


:: Tunnara Abbannunata 
Scupeddu::


Com'è sula, 
senza la ciurma nchiffarata
'n terra e 'n menzu lu mari
ntra gaviteddi, suvari e curdami,
ntra muciari, bastardi e palascarmi;
com'è surda e muta,
senza li tanti cialomi
d'amuri e di morti,
senza li cumanni 'mpiriusi 
di lu ràisi
la tunnara abbannunata

Li travagghi 
'un avianu risettu,
e p'ognunu
si cantava 'na cialoma diversa:
ora lenta, pisanti, a martiddiari,
ora cchiù lesta e sciota,
cu la cadenza di lu faticari

Lu specchiu di lu mari
era tuttu a rumuri, 
u' scumminiu di acqui a li palati ncutti
di tunnaroti
chi vucàvanu e siàvanu
un trafichiu
di varchi granni e nichi a va e veni,
carricari scarricari mpustari,
mentri brogni a brogni rispunnianu.

Pi ngannari l'attisa,
a tunnara calata,
'na partita a li carti,
e a vuci forti, poi, la raggiunata;
si fumava la pipa
o 'na sigarittedda ncudduriata,
attintannu lu cuntu di li mprisi
d'Orlandu paladinu,
o di li guai di Guerin Mischinu.

Sperti e sinsibili guardiani,
cu la testa dintra lu specchiu
e la lenza parata
mpressu li porti,
aspittàvanu
di viriri li tunna chi muntàvanu
o di sèntiri ammenu un trantuluni.
Allura s'aisava la bannera
supra l'autu pinnuni
di la muciara,
ed era festa di grida e di canti,
di prijera a li Santi,
pi quantu si jinchissi la tunnara

Forti, feroci e terribili
èranu
li sceni di la mattanza, 
a cuminciari di quannu si chiuìa
la càmmara di la morti.
Palascarmi, bastardi e muciari,
ognunu a postu so,
atturniàvanu la leva

Sicchi
èranu
li cumanni di lu ràisi,
e a la vuci di lu capuciurma,
chi dava
ritmu e tempu pi lu sforzu unànimi,
a tonu rispunnia lu coru
di li tunnaroti,
chi a scarricuna
sempri chiu 'ncutti e chiù ràpidi
la riti
pisanti comu chiummu assummàvanu.

Talia: cumincia a fremiri lu mari
sempri chiù forti,
e già si ntravìrinu
li testi, li pinni, li curi,
li tunna interi e lu so palpitari,
l'occhi sgrinciati chini di tirruri.

Sàtanu, sbattulianu, s'arrimàzzanu
dintra la riti,
chi a galla acchianannu
si fa sempri chiù stritta,
e l'unu cu l'avutru s'ammazzanu,
livannu un marusu
di sbuffi d'acqua e di sangu.
Li tunnaroti
pàrinu
diàvuli di lu nfernu scatinati,
pronti a fari minnitta
cu li crocca tirribbili
di li nnuzzenti misiri dannati
a viva forza scippati a lu mari,
sagghiati
supra li palascarmi,
dunni rèstanu stisi a succaniari.

Penni lu suli supra stu scinàriu
d'un mari azzurru
ch'atturnia un lagu nfirnali
russu di sangu chi rivugghi,
mentri li faràtichi mpardati
sù immagini di lotta e di vittoria.

Chista, oramai, è storia
di lu tempu chi fu:
ora, nna la tunnara abbannunata,
silenziu
di sulità e di morti.
Ora li porti
di lu bàgghiu
sù occhi nsirragghiati
di giganti mbarsamatu;
li grossi àncuri scuri
chi a terra arrugginìscinu
sunnu granfi di purpu dissiccati
a lu salanitru di lu mari.
L'antica turri pari lu guardianu
d'un vecchiu campusantu disulatu;
li faragghiuna sularini
cipressi,
dunni li corvi nivuri filianu

Francesco Leone


  copyright CastellammareOnline - © 2009 - 10 Elimo's Valley - All rights reserved.