- Queste note non hanno la pretesa di costituire critica letteraria, ma di segnalare testi che a parere del redattore sono apportatori di conoscenza sui luoghi, sui fatti e i personaggi della storia e della società nell'area del Golfo.
Chi gioca solo
Pubblicato nella prestigiosa collana degli Struzzi di Einaudi, "Chi gioca solo" (Einaudi -1967) di Danilo Dolci, autore di numerosi saggi sociologici sulla Sicilia del dopoguerra, letterato, educatore e pedagogista, scomparso pochi anni fa e che operò per molti anni nella nostra zona, per il riscatto degli umili e degli sfruttati, uscì negli anni 60' con una prima edizione del 1966 cui seguì l'edizione del 1967 a cui ci riferiamo. Il testo scritto dopo "Inchiesta a Palermo" e "Spreco" continua nel tentativo di pervenire alla valorizzazione dell'uomo, qui esaminato nelle sue difficoltà di inserimento e crescita nel gruppo aperto, quale indispensabile strumento intermedio tra l'uomo e la società, tra l'impegno individuale e la pianificazione democratica.
Il libro è suddiviso in tre parti.
La prima parte è una raccolta di interviste a persone delle più diverse condizioni sociali.
La seconda parte si svolge tra Palermo e Castellammare negli anni 1965 - 1966 ed è il resoconto dello sciopero della fame effettuato dal Dolci a Castellammare e dei dialoghi che durante lo sciopero si svolgono tra Danilo ed il pubblico, diviso tra sostenitori dello stesso Danilo e sostenitori di Bernardo Mattarella, di cui il Danilo aveva denunciato, attraverso le testimonianze raccolte, le amicizie e le relazioni con ambienti mafiosi.
La terza parte riporta le testimonianze prodotte al processo svoltosi in Roma a seguito delle querele del Mattarella e di numerosi altri circa le affermazioni fatte da Danilo Dolci.
Il libro riletto dallo scrivente a distanza di anni dalla prima lettura ha confermato un valore, che va ben oltre i motivi per cui raggiunse una notevole notorietà alla sua prima uscita . L'analisi condotta sulle relazioni tra l'uomo e l'ambiente, tra la politica ed il formarsi delle relazioni e delle gerarchie conserva ancora tutta la sua attualità. Le diffidenze e le paure che imbrigliavano allora lo sviluppo sono ancora con noi e partecipano con le altre dinamiche economiche e sociali a perpetuare il sottosviluppo e le difficoltà di affermazione di valori realmente nuovi aldilà degli slogan e dei momentanei e strumentali eroici furori antimafiosi, passati i quali si ricostituiscono in assenza di processi economici di sviluppo in forma solo apparentemente nuova, le medesime gerarchie e dipendenze, in una spirale che sembra ad oggi non avere fine.