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- Castellammare del Golfo Online
55) Galante
Secondo I'archivio
storico di Firenze, cui si è rivolto anni fa un Galante, i Galante
si rifanno ad un Simone priore di Pisa nel 1325, a Pietro di Nicolò,
pretore di Siena (1375-1395), a Damiano di Pietro, trasferitosi a Napoli
nei primi del Cinquecento e che fu consigliere di stato del vicerè
De Vega.
In seguito, secondo
quell'ufficio araldico, da Napoli i Galante vennero a Castellammare, e
si fa supporre la venuta alla fine del Seicento.
II che non può
essere vero, a mio modesto parere, dato il vastissimo numero di famiglie
Galante, di cui decine di rami da oltre due secoli non si legano per niente,
e dato che alla metà del Seicento, come ho constatato, si sposavano
fra Galante non parenti.
Forse e non forse,
il cognome Galante è uno dei più antichi di Castellammare.
Poi meraviglia ii
fatto che quell'ufficio, fra i capostipiti parla di Onofrio, Damiano, Pietro
e Nicolò, che sono nomi che si riscontrano nel ramo dei Galante
richiedenti.
Attualmente i rami
vegeti sono più di trenta.
Nel ramo dei "Manappa"
esistono artigiani, insegnanti e qualche impiegato e si notano i nomi di
Gaetano, Benedetto (proveniente dai Buccellato), Giuseppe, Antonino e Gaspare;
molti sono emigrati.
AI ramo cui fanno
capo pure i Damiano, sono appartenuti il sac. Ignazio (1811-1881) arricchitosi
coi commercio del grano, il Preside Michele, Giacomo Galante Mione (morto
nel 1968) segretarìo comunale a Follonica, Suor Mattia (1884-1960)
o "Monicalanti"; il padre passionista Antonino (nato nel 1899), il generale
Damiano e il colonnello Pietro, fratelli, ed il cugino di questi alto ufficiale
di poliza, Damiano.
In altri rami notiamo
altri sacerdoti, insegnanti, capitani marittimi, professionisti ed impiegati.
Caduti (15-18)
Galante Antonino (1888-1918) di Pietro
e di Rosaria Bevilacqua
Galante Pietro (1892-1916) di Antonino
e di Maria Calabrò
Caduti (40-45)
Galante Giovanni (1921-1941) di Pasquale
e di Stella Campanella, a bordo dell'incrociatore Zara
56) Galatioto
In atto a Castellammare
esistono tre grandi rami della famiglia con caratteristiche professionali
e sociali diverse, ma appartenenti ad un unico ceppo venuto da Trapani.
II ramo più
numeroso è quello dei "bottai", poi viene il ramo "campagnolo" ed
infine il ramo che ha annoverato professionisti e I'arciprete Girolamo.
A questo ramo è
appartenuto anche il magistrato Salvatore (1815-1884), fratello dell'arciprete.
Caduti (15-18)
Galatioto Giuseppe (?-...) di Carlo
e di Rosaria Galatioto, sottotenente
57) Garofalo
Nel 1340, proveniente
dalla Catalogna, sbarcò a Palermo Don Pietro secondo alcuni, o Don
Arnaldo, secondo altri storici, Garofal (dal fiore che era al centro dello
stemma), portando seco tre figli: Onorio, Michele e Guglielmo.
I primi Garofalo,
in linea primogenita, furono capitani e senatori di Palermo.
Da Matteo, secondogenito
di Onorio, trasferitosi a Cosenza, discendono secondo Giuseppe Sammartino
De Spuches, molte famiglie calabresi, pugliesi, napoletane e abruzzesi,
e fra quelli di Napoli i nobili duchi di Rotino, di Bonito, di Giugliano,
ì marchesi di Canella e quelli delia Rocca, ed altri.
Dal primogenito
dello Onorio discenderebbero i vari rami del palermitano e discendono,
in linea primogenita, i duchi di Rebuttone.
Infatti Onorio IV,
sestò discendente di Pietro - Arnaldo, nei primi del Cinquecento
fu investito della signoria di Rebuttone; il pronipote di questi, Don Tommaso,
nel 1648 divenne duca di Rebuttone; in linea succeddettero: Vincenzo (morto
nei 1680); Tommaso II (morto nel 1716), ed ultimo, Antonio (1687-1 781
), che, morendo senza figli lasciò il titolo alla sorella Felicia,
moglie di Luigi Papè (morto nel 1740) duca di Pratameno.
Da Guglielmo, terzogenito
di Pietro Arnaldo, troviamo a Trapani il banchiere Giovanni, senatore della
Città dal 1426 al 1428; un pronipote di questi, Pietro, fu padre
di Vincenzo, vissuto nella prima metà del Cinquecento e che molto
probabilmente venne a Castellammare.
Da un Vincenzo,
nato nel 1666, sarebbe nato Gaspare che, trasferitosi ad Alcamo, nel 1720
sposò Cecilia Maniscalco (o Provenzano come risulta neli'atto di
matrimonio del figlio Vincenzo).
Alcuni dei figli
di Gaspare vennero a Castellammare e da Vincenzo, sposatosi nel 1744 con
Giovanna Todaro, nacquero Gaspare e Giuseppe; da Gaspare, che nel 1771
sposò Caterina Colomba, fra gii altri nacque Camillo (1775-1830),
il primo di questo nome.
Da Giuseppe, che
nello stesso anno 1771 sposò Saveria Pirrello, nacquero Vincenzo
(1782) e Antonino (1784), rispettivamente bisnonni del poeta Giuseppe (1885-1967)
il primo e del parroco Antonino (1879-1954) ìl secondo.
Lo stesso Antonino
fu padre di un Vito (nato nel 1824) che trasferitosi a Bir tuil, diede
origine ad un ramo tunisino, del quale fino al 1939 si sono avute notizie.
Dal primo Camillo,
attraverso i quattro figli, nacquero quattro cugini Camillo, distinti per
il soprannome, e dal terzo di questi trae origine l'autore.
I semantici, e fra
questi il bravo Bent Parodi, spiegano l'origine del cognome dalla parola
genovese antica "calafaro" e dal soprannome "garofalus" comparso a Genova
nel 1157 e De Garofalo comparso a Molfetta nel 1273.
Il pittore contemporaneo
di Raffaello, Bartolomeo Teresi, era detto "il Garofalo", il che fa presupporre
che Galofaro o Calafaro era un soprannome, che non ha dato origine al cognome.
Molti Garofalo allo
stato civile sono diventati Galofaro.
Caduti (15-18)
Galofaro Antonino (1897-1917) di Vincenzo
e di Caterina Coco, Caporal maggiore
58) Genna
Da almeno tre secoli
a Castellammare i Genna (molti diventati Jenna) e qualcuno Di Ienna dovrebbero
avere unica matrice.
Infatti fin dal
'700 compare in alcuni rami il nome di Alberto, seguito dal Giuseppe, dal
Vincenzo, dal Gaetano, dal Vito e da altri.
Qualche possidente
e qualche commerciante, ma nessuno che nelle attività sociali si
sia elevato.
Caduti (15-18)
Genna Leonardo (1893-1916) di Vito
e di Francesca Pampalone
Jenna Gaetano (1883-1917) di Giuseppe
e di Rosaria Ancona, marito di Caterina De Simone
Caduti (40-45)
Genna Mariano (1921-1944) di Antonino
e di Rosaria di Benedetto, prigioniero in Germania
59) Gerbino
D'origine araba
(forse dell'isola di Gerba?) i Gerbino dai primi del '700 vennero da Mazara
del Vallo, e tutti i suoi componenti discendono da Andrea e da Giuseppa
Giglio.
Oltre all'Andrea
i nomi più ricorrenti sono Rosario, Vito, Gaspare e Vincenzo; poi
sono comparsi i Diego, i Camillo ed i Nicolò.
Qualche famiglia
Gerbino è originaria di Calatafimi.
Molti gli emigrati,
specialmente nell'America del Nord.
Molti i contadini,
gli allevatori di bovini e di ovini, qualche commerciante o professionista.
60) Gervasi
Esistono due famiglie
di questo cognome, ma finora non ho trovato un collegamento fra di loro.
Così come
Gerbasi, il cognome potrebbe essere un derivato del nome Gervasio.
La prima famiglia
che, nel passato, era composta da civili, trae origine da Gervasio de'
Gervasi, che nella prima metà del Settecento sposò prima
M. Soccorsa e poi la sorella Teresa Calcara.
Ebbe a figli i notari
Gervasio, Gian Domenico e Francesca Maria, giurato nel 1797, ed il Dr.Settimo.
Due nipoti, Vincenzo (1798-1867) e Giuseppe (...-1867) ed il pronipote
Gervasio (1825-1912) furono Crociferi.
L'altra famiglia
ha origine da Giuseppe (1752-1853), contadino nativo dell'allora Monte
San Giuliano.
In questa seconda
famiglia, ove si contano i contadini, artigiani, impiegati e professionisti,
abbondano i nomi di Nicolò, Giacinto, Gian Battista, Giuseppe, Antonio.
61) Gioia
Il cognome può
avere origine dalla parola Gioia, indicante un uomo prezioso e caro, come
può avere origine di natura toponimica, cioè indicante l'origine
da un luogo, che potrebbe essere, Gioia del Colle, Gioia Tauro, Gioia dei
Marsi etc.
Ha poco più
di tre secoli di stanziamento a Castellammare, cioè da quando è
venuto Ambrogio con Eleonora, forse dalla provincia di Agrigento, e dal
quale discendono tutti i Gioia residenti e non.
Nel ramo che io
definisco dei Gioia Navarra, appartengono le professoresse Giuseppa, Sara
e Maria Gioia Bronzo, il sac. Antonino (1834-1906), i medici Leonardo,
Giacomo e Generale Vincenzo Gioia Quagliata, e i segretari comunali Dr.
Giacomo e Dr. Vincenzo, padre e figlio, l'ultimo anche già presidente
provinciale del P.S.D.I.
In alcuni rami vi
sono in abbondanza pescatori, in altri vi sono stati i "cordai".
In un ramo si nota
il nome di Michelangelo.
Molti i Gioia emigrati,
specialmente in America.
Caduti (15-18)
Gioia Antonino (1893-1915) di Salvatore
e di Giacoma Catanzaro
Gioia Giovanni (1889-1915) di Leonardo
e di Maria Flenna, caporale
Caduti (40-45)
Gioia Giuseppe (1920-1942) di Vincenzo
e di Liboria Magaddino, marò, disperso
Gioia Pietro (1902-1941) di Antonino
e di Angela Coppola, capitano marittimo, a bordo della nave comandata;
Gioia Vito (1921-1945) fu Arcangelo
e di Rosaria Longo, marito di Vita Zanca
Gioia Vito (1916-1944) di Giuseppe
e di Girolama Russo, marò morto in ospedale
62) Giordano
Quasi tutte le famiglie
di questo cognome sono originarie di Cinisi e le più antiche da
non oltre due secoli.
Qualche famiglia
Giordano è originaria di Partinico e altra da Alcamo.
Il ramo più
noto è quello derivato da Francesco che a Cinisi sposò Girolama
Impastato, e dal cui figlio Giacomo (morto nel 1908), nato a Cinisi, discende
l'ins. Pietro, padre del giovane sacerdote Leonardo (nato nel 1956), mentre
dall'altro figlio Leonardo (1843-1908) è nato Gaspare (1873-1939),
meglio noto quale padre Antonino da Castellammare.
Nipote di questi
è l'attuale parroco di S.Antonino, sac. Paolo (nato nel 1928).
Si dice che il cognome
abbia attinenza con l'omonimo fiume della Terrasanta.
Caduti (15-18)
Giordano Giuseppe (1896-1918) di Procopio
e di Maria Ferrantelli
63) Grillo
Cognome ormai scomparso
a Castellammare e che sicuramente continua a Roma.
Nel passato, per
alcuni suoi componenti, aveva una certa importanza.
Il cognome potrebbe
derivare, come tanti altri, dal nome del "grillo" e pertanto da una persona
che, per gli scatti, dava l'impressione del grillo.
Compare a Castellammare
verso la fine del '700 con Francesco (1793-7895) usciere e Natale (1784-1847)
custode del cimitero.
Un Antonino, padre
di Laura (1851-1932) fu impiegato al Dazio.
Mariano (1854-...)fu
segretario comunale e fra i figli ebbe i caduti in guerra, di cui ho già
parlato, Ottavio (1902-1980) sindaco, mentre altri si sono trasferiti a
Roma.
Caduti (15-18)
Grillo Giuseppe (1894-1916) di Mariano
e di Maria Marcantonio, sottotenente, in Vallarsa presso il Pasubio
Caduti (40-45)
Grillo Ernesto (1896-1943) di Mariano
e di Maria Marcantonio maggiore morto a Pantelleria durante lo sbarco degli
alleati
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