Genealogy (M-M)

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70) Magaddino 

II prof. Nicolò Vivona alcuni anni prima di con cludere la sua vita, parlando dei Magaddino,  mi accennava alla esistenza di un paesino di  tal nome nel Canton Ticino. Pertanto era dell'opinione che nel 1527 o giù di lì, quando scesero in Italia i Lanzichenecchi, soidati di ventura  svizzeri, ed effettuarono il famoso sacco di Roma, qualcuno di questi, originario forse del paesino di Magaddino, scese più a Sud e si fermò  in Sicilia, dando origine alla famiglia dello stesso nome del paese, famiglia che nel corso del  '700 comparve a Castellammare. 

Da Simone  e da Benedetta Portuesi, attraverso i figli Martino e Pietro (1782-1847), discendono diverse  famiglie, nelle quali, oltre al Simone e al Martino e al Pietro, si notano il Cataldo, il Salvatore,  il Giuseppe. 

Da Giuseppe e da Santa Fimia, attraverso il figlio Pietro (1768-1830) derivano molte famiglie,  in cui si evidenziano anche i nomi di Sebastiano, di Giovanni, di Francesco e di Stefano. 

Un  tempo tutti dediti all'agricoltura; ora si notano  impiegati e qualche professionista. Abbiamo un  perito agrario nel primo ramo ed un assessore  Comunale nel secondo.

Caduti (15-18) 

Magaddino Ignazio 

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--) Mancino

Caduti (15-18) 

Mancino Pietro
 
--) Mangiarotti
 

Caduti (15-18) 

Mangiarotti Santo (1896-1918) di Salvatore e di Antonia Piazza
 
 
--) Manno

Caduti (40-45) 

Manno Vincenzo (1923-1942) di Gaetano e di Maria Caleca
 

71) Maranzano 

II cognome si rifà al "marranzano" o scacciapensieri, piccolo strumento musicale a bocca,  molto in uso in Sicilia, e pertanto al suonatore  di detto strumento. 

A Castellammare da poco più di due secoli, si  sono diramati dalla famiglia due rami. 

Capostipite potrebbe essere il Mariano, padre di Nicolò e di Giuseppe (1782-1852), dai quali  derivano i due rami.

Al primo appartenne Salvatore (1887-1932), capo a New York (per quel che si dice) di una famiglia di Cosa Nostra. 
 

72) Marcantonio

Famiglia di origine spagnola, a Castellammare venuta da Calatafimi. In Italia, oltre che a Castellammare, se ne ha notizia anche a Catania ed in Abruzzo. Fino ai primi di questo secolo ed anche oltre, a Castellammare ne esistevano tre rami, ora soltanto uno e di modeste proporzioni.

Al primo ramo, considerato di civili condizioni sono appartenuti il sacerdote Francesco(1766-1857), il fratello di questi Michelangelo (1770-1854), possidente e varie volte sindaco  del paese ed il figlio di questi Dr. Giuseppe (1802-1874) capo liberale ed anche sindaco. 

Un altro figlio di Michelangelo, Gioacchino, fu fatto uccidere nel 1848 con 23 colteilate, si dice dal Di Blasi, capo dei borbonici. 

Dopo tre generazìoni di proprietari, in questo ramo sono ritornati i professionisti. 

La linea cadetta di questo ramo annovera un altro sindaco: il farmacista Giuseppe Marcantonio Coniglio  (1812-1880), I'ins. Girolama (1862-1947) ed il  capitano Giuseppe Maria (1882-1913) perito nel naufragio del piroscafo Antonino di Padova. 

Nel secondo ramo, che ha origini da un Antonino e da Maria Soccorsa Navarra, ai primi del Settecento, ricordiamo i fratelli Antonino (1879-1949), trasferitosi a Roma e Giuseppe (1881-1957) a Grosseto, mentre la linea collaterale dei barbieri si è divisa tra Cartagine ed USA. 

I Marcantonio del terzo ramo continuano tuttora a Trapani e a Marsala.

 

73) Marchese 

Cognome che può trarre I'origine da un discendente di un marchese, o meglio, ancora, da chi  gli era vicino o al servizio. 

Da circa due secoli  a Castellammare, tutti i Marchese discendono  da Paolo e da Natala Palermo, attraverso i figli  Vincenzo e Felice (1781-1835). 

Dal primo sono discesi artigiani (barbieri, calzolai e muratori), quasi tutti emigrati, chi nel milanese, chi a  Marsala ed in U.S.A. e perfino nel Sud Africa. 

Da Santi (1813-1857) fornaio e terzogenito di  Felice, nacquero Simone (1840-1910) ed Eugenio (1842-1916), questi figlio naturale, che  diedero origine agli altri due rami esistenti. 

Nel  ramo di Simone ricordiamo i fratelli Prof. Giacomo (1915-1982), Dr. Santi (1931) e col. Francesco (1934).

 

 

74) Matranga

Nella seconda metà dell'Ottocento vennero da  Piana dei Greci (ora degli Albanesi) alcuni Matranga, tra loro imparentati e cioè Antonino  (1852-1925) pastore, gli zii di questi Paola  (1804-1870) che sposò un Riolo, e Francesco  (1820-1896) ed alcuni cugini dello stesso. 

II cognome, avvalorato daila provenienza, potrebbe essere di origine greca o grego-epirota.

 

75) Mattarella

Anche per il cognome Mattarella, lo scomparso Prof. Nicolò Vivona dava una origine toponimica, immaginando la provenienza della  famiglia dal piccolo comune di Mattarello, in  provincia di Trento. 

Esistono in atto tre rami viventi di Mattareila, dei  quali due certamente provenienti da Alcamo,  nei primi anni dell'Ottocento, con Francesco  (1 786-1846) figlio di Vito e di Rosaria Fazio. 

Di  questo ramo fanno parte calzolai, falegnami,  carpentieri e fabbro-ferrai, e, negli ultimi tempi, qualche impiegato. 

In un secondo ramo si  notano i Bernardo ed i Giacomo e si sono avuti anche qui artigiani (fabbri, calzolai, muratori e barbieri), oltre a qualche "marino". 

Un terzo ramo parte da un Bernando, nonno del nonno dell'On. Mattarella, ed oltre a questo nome I'altro più comune è il Gaspare. 

Ad uno dei rami estinti, e di condizione civile, apparteneva il medico Giuseppe (1806-1834) fratello del sac. Francesco (1787-1834) e padre del notaio Vito (1825-1911) già sindaco del paese e presidente della Banca Cooperativa Popolare.

 
 
76) Messina

Cognome prettamente toponimico o toponomastico, esistente già nel '500 a Castellammare.  
Oggi si possono contare una ventina di rami, tra prosperosi e striminziti.  
Però non tutti i Messina discendono da quelli esistenti nel Cinquecento.  
Infatti abbiamo un gruppo di famiglie il cui capostipite venne da Carini; un ramo estinto proveniva da Alcamo, mentre uno dei viventi è originario di Erice. 
II ramo "carinese ha origine da Domenico (1744-1824) figlio di Giuseppe e di Francesca Passalacqua, e marito di Antonina Gallina; fra i discendenti di questi si notano i nomi di Domenico, Bernardo, Vincenzo, Filippo, Calogero, Michele, Giuseppe, Giovanni e Vito.  
Ad un secondo ramo, nel quale, ai primi del Settecento compaiono, come nel precedente, i nomi di Giovanni, Domenico e Filippo, appartiene I'avv. Domenico (nato nel 1931) già dirigente dello Stato Civile e dell'Anagrafe comunale, ed il geometra Francesco (nato nei 1934). 
In un terzo ramo che parte dal calzolaio Vito (1 756-1836) figlio di Natale e di Maria Lucinia, si notano il cap. Antonino Messina Marchese (1863-1927), I'ins. Vito (1899-1973) figlio del precedente e I'ing. Michelangelo (nato nel 1925). 
In un quarto ramo è caratteristico il nome di Castrenze, ed in un altro di marinai, il nome di Matteo.  
In altri rami vi sono i Camillo, di  nuovo i Calogero, i Francesco e gli Antonino. 

Caduti (40-45) 

Messina Paolo (1922-1942) di Paolo  e di Caterina Ingoglia, disperso in Russia
77) Milazzo
 

Altro cognome prettamente topomastico che  può indicare la provenienza da Milazzo o dai  dintorni, come pure I'origine ebrea (avendo gli  ebrei, costretti, cinque - seicento anni fa, ad  abiurare la loro fede, scelto quali cognomi quasi  sempre, quelli di città). 

Forse residenti  dalla  metà del Settecento, oggi si dividono in due  grandi rami, più alcune famiglie sparse. 

Nel primo ramo, forse venuto da Alcamo, notiamo i  nomi di Bartolomeo, Vincenzo, Giuseppe e Girolamo in particolare, mentre nel secondo, più  numeroso, compaiono i Giuseppe, i Mariano,  i Giovanni, i Domenico, i Luigi ed i Salvatore. 

Molti gli emigrati specialmente in altri comuni  siciliani e del Nord e all'estero.

 

Caduti (15-18) 

Milazzo Epifanio (1900-1918) di Vincenza e di Camilla pizzo, bersagliere

Caduti (40-45) 

Milazzo Gaspare (1915-1941) di Antonino e di Giuseppa Ciaravino, artigliere
 
 
 
78) Militelli

Famiglia comparsa nel Settecento e scomparsa nell'Ottocento. Da quel che ho potuto appurare su questa famiglia (proveniente da ,  Militello o dai Militello?) è che si trattava di possidenti interessati alla marineria e con cui le migliori famiglie castellammaresi cercavano di  imparentarsi; così i D'Anna, i Vasile, i Plaia, i  Fundarò, i Munna ed i Ciaravino.  
In questa famiglia ebbe i natali I'arciprete Salvatore  (1775-1834).  

 
 
--) Minagro

Caduti (40-45) 

Minagro Giuseppe (1913-1945) di Giuseppe e di Giuseppa Stabile, marito di Angela Grado, marò
 
 
 
79) Mione

Cognome abbastanza antico a Castellammare, nel '500 "Miuni", oggi ha dato origine a diversi rami.   
Un primo ramo risalente ad Antonio e Anna Di  Bona, a parte qualche "marino", ha avuto, ad  iniziare da Pietro (1765-1830), figlio dello stesso Antonino, una serie di possidenti, e a questi apparteneva I'ins. Rosa (1885-1964) già sposa al rag. Vasile. 
Un secondo ramo, molto numeroso, ha origine dai fratelli Luigi (1734-1820) e Pietro (1 740-1 830), figli di Pietro a sua volta bispronipote di Vito e di Giovanna (1600).  
Da Luigi, la linea diretta, che alternava questo nome a quello di Pietro, estinta a Casteliammare, continua a La Spezia (con quattro fratelli) ed in U.S.A. 
 
 

Caduti (15-18) 

Mione Giuseppe (1895-1918) di Antonino e di Rosalia Pilara, marito di Palma Ingoglia
Mione Soccorso
 
 
80) Monticciolo

Dal censimento dei cognomi e delle famiglie esistenti nel 1630 (S.A. Romano: Storia delle Chiese di Castellammare), quello dei Monticciolo non figura..  
Dai dati in mio possesso ricavo che uno di questo cognome sia venuto nei primi del Settecento.  
Ne esistono almeno 4 0 5 rami, il più famoso deì quali è quello in cui hanno primeggiato i bottai.  
Partendo da Ignazio, sposato a Vita "la mastra" e attraverso i discendenti in linea diretta, Vincenzo (nato nel 1780) carrettiere possidente, Giovanni (1816-1904) bottaio, Vincenzo (1843-1918), arriviamo ai fratelli Giovanni, morto nel 1969 alI'età di cento e due giorni, Vito (1875-1911), farmacista, e cav. Giuseppe (1882-1973), già podestà.  
Di questo ramo, estinto in linea maschile, abbiamo le sorelle Concetta (nata nel 1930) e Rosaria (nata nel 1931 ) figlie di Giovanni (1903-1940) bottaio e muratore cugino dei tre precedenti fratelli. 
Un altro ramo, in cui primeggia il nome di Vito, nei primi del Settecento inizia con un Vito ed una Vincenza Sciortino; un terzo ramo si origina da un Sebastiano sposato ad una Maria Benenati (Sette-Ottocento) e dal quale discendono le insegnanti Maria Cristina e Teresa. 

 
 

Caduti (40-45) 

Monticciolo Vito (1920-1942) di Vito e di Maria Costa, disperso in Jugoslavia
 
 
 
--) Mortillaro

Caduti (40-45) 

Mortillaro Antonio (nato nel 1917) di Antonino e di Rosa Sorrentino, marito di Caterina Altese, disperso
 
 
--) Motisi

Caduti (15-18) 

Motisi Giovan Battista (1893-1916) di Leonardo e di Vincenza Tartamella
 
 
--) Mulè

Caduti (40-45) 

Mulè Antonino (nato nel 1923) di Vito e di  Maria Soccorsa Galante, disperso
 
 
81) Munna

Di questo cognome, esìstente da circa tre secoli, contiamo diverse famiglie appartenenti ad almeno quattro rami, dei quali uno di chiara provenienza trapanese. 
Si tratta del ramo "cìvile" originato dal "trafficante" Giuseppe (1757-1840), nato a Trapani da Giovanni e da Vita Virzì, e sposato con Angela Capelluto (1768-1838) di famiglia benestante (oggi estinta). 
II predetto è stato nonno del Dr. Rocco, uno dei proprietari della Banca Segestana.  
Questo ramo continua anche a Palermo.  
Nel 2° ramo, di antichi pescatori, contiamo il Dr. Giuseppe Munna Carollo (nato nel 1890) residente ad Arezzo, nipote di Suor Giuseppa (1843-1918).  
In un altro ramo troviamo il Cap. Munna Giuseppe Maria (1840-1932), ed in un altro ancora I'Avv. Giuseppe Munna Cascio (1915-1985) già sindaco.