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Le grotte dell'Inici |
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Da lassù nelle giornate serene e di buona visibilità uno splendido scenario si offre agli occhi dei pochi interessati visitatori, l'intero golfo di Castellammare la costa dello Zingaro ed ancora Erice, ed i paesi dell'interno. I tesori visibili della montagna hanno per anni celato agli studiosi ben più interessanti e ricchi tesori che essa contiene al suo interno, l'Inici è infatti una montagna ad alto potenziale carsico.
Il loro interesse è dovuto oltre che al fatto di essere quelle con maggiore sviluppo sia orizzontale che verticale, all'essere anche quelle di maggiore interesse scientifico, in ragione della rarita delle morfologie e dei depositi al loro interno. Tali particolarità sono da attribuire quasi sicuramente all'azione combinata di acqua sulfuree, e acque comuni di percolazione.
La "Grotta dell'Eremita" è conosciuta anche come "Grotta del Cavallo", presenta diversi ingressi, alcuni dei quali attualmente interrati; di questi tre sono accessibili, un ingresso alto e due bassi, gli ingressi alti si aprono a quota 528-530 slm, a poca distanza l'uno dall'altro, mentre l'ingresso alto si apre a quota 539 slm. L'abisso dei Cocci si apre ad una quota di 567 slm ed i suoi due ingressi sono raggiungibili dopo una discesa in parete di 60 ml.
Nella "Grotta del Cavallo", alcune gallerie collegate da pozzi, presentano non il fondo di nuda roccia, ma un fondo detritico e in altri casi veri e propri strati di guano di pipistrelli che vi abitano numerosi. Tali presenze assai antiche hanno permesso il formarsi di un minerale assai raro in grotta il "carbonato apatite", formatosi in ragione della ricchezza di fosforo del guano, qui non in forma di croste, quanto piuttosto concrezionato in vere e proprie stalattiti. L'effetto combinato delle acque sulfuree e i vapori da esse sprigionati in combinazione con il normale carsismo hanno dato luogo a "volte" con conformazioni a cupola particolarissimi e non riscontrate in altri luoghi in Sicilia. Entrambe le cavità per motivi diversi rivestono un notevole interesse ai fini archeologici essendo state abitate o frequentate dalla preistoria al tardo Medio Evo
Durante gli scavi sono venuti alla luce frammenti ceramici finemente decorate da incisioni secondo gli stili di Stentinello (neolitico) e San Cono - Piano Notaro (eneolitico) e da pittura secondo gli stili di Serraferlicchio e del Conzo (eneolitico), ed ancora aghi, punte e spatole in osso e selci. La presenza di una comunità montana nella grotta relazionata in qualche modo con altre comunità rivierasche, è testimoniata da reperti, qui rinvenuti, ma riferibili ad ambienti marini quali : conchiglie forate, ed attrezzi di ossidiana proveniente da Lipari.
Tale presenza cospicua di ceramiche medievali testimonia di un'intensa frequentazione delle cavità da parte di una qualche comunità presumibilmente dedita alla pastorizia. Data la particolare rilevanza delle testimonianze storico-archeologiche, indipendentemente dallo scarso valore dei materiali ritrovati, la Soprintendenza ai BB.CC.AA. a conclusione degli scavi ha ritenuto opportuno chiudere con dei cancelli l'accesso alle due cavità, affidandone successivamente la custodia al locale Gruppo Speleologico associato al CAI. |
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